utorok 29. decembra 2009

Dimentichate la caduta


Scommetto che saprei indovinare di che cosa avete parlato negli ultimi giorni. Tra i vostri temi sicuramente ce n’era uno che riguardava il Vaticano. Non vi è sfuggita la notizia dell'assalto al Pontefice durante la messa di notte, giusto? E siccome leggete i blog, scommetterei pure che lo avete guardato su you-tube quando n’avete sentito parlare. Certo, l´ho fatto anche io. Per essere aggiornato, perché ne parlavano veramente tutti. Amici e ecclesiastici. Familiari e cardinali. Eppure le suore. Con tutto il cuore. Anche ieri i giornali erano pieni delle domande – cosa succede con la ragazza, perché l´ha fatto, cosa si fará per la migliore sicurezza del Santo Padre, quali saranno i cambiamenti nelle misure della protezione e cosi via.

Le prime risposte del portavoce Vaticano mi hanno rotto le scatole. Non si trattava di un´assalto, la ragazza voleva solo salutare, affermava Federico Lombardi. Ma come salutare, ho brontolato molto scontento. L´ho visto, il “saluto”! E non era la prima volta! Poi ci ho pensato un po'. Dopo qualche tempo sono venuto a dare ragione a padre Lombardi. La sua risposta era prudente e ben pensata. Sarebbe inopportuno nutrire le chiacchierate e polemiche dei giornali. Anzi, sarebbe schiocco fornire materiale per uno scandalo che in realtà non c´era, solo che ad alcuni piacerebbe avviarlo e farlo gonfiare nella massima misura. In realtà, quello che è successo non era per niente scandaloso. Il Papa è caduto e si è alzato.

Il giorno successivo uno della famiglia mi ha chiesto quale era il messaggio del Papa nell’omelia. Mi dovevo vergognare, perché non lo sapevo. Avendo cercato sull'internet, ho saputo tutti i dettagli sulla caduta. Non ho saputo niente, però, dell’omelia. Esattamente come i giornali del mio paese, mi sono lasciato trascinare da una stupidaggine, anziché prestare attenzione a quello che davvero importava. Nei giornali, lo zelo di gonfiare la chiacchierata è continuato anche oggi. Si sono scritte 3 righe della visita di Papa alla mensa di Sant´Egidio e più di 30 delle future misure di sicurezza papale. Questa volta, però, non solo che sono andato a cercare l’omelia della notte di Natale, ma anche le notizie e le parole dell’incontro con i poveri. Ed ecco, le due, anzi le tre cose avevano tanto che vedere una con l´altra. La caduta, l’omelia e la visita in Trastevere.

Padre Lombardi aveva spiegato che “è impossibile blindare il Papa e garantire sicurezza al 100 per cento anche perché la sua missione è quella di stare in mezzo alla gente.” Qua è il punto che unisce tutte le cose e che, infatti, importa. “Dio è veramente Dio con noi… ed il suo segno è la sua umiltà – si fa piccolo – diventa bambino,” ha detto il Papa nella omelia. E allora seguendo quest’esempio anche il Papa viene sempre in mezzo alla gente e corre il rischio dell'avvicinamento. E se lo tirano per terra, non ci presta troppa attenzione: con silenziosa umiltà si alza e lo fa presto appianare dal suo portavoce. Nei prossimi giorni di nuovo si fa presente fra la gente. Si fa presente fra i poveri. Si fa presente fra quelli che assistono alle persone bisognose.

I volontari di Sant´Egidio conoscono benissimo i rischi collegati con questo lavoro, difficilmente fattibile senza l’umiltà. In certo senso hanno esperienze simili a quelle di coloro a cui cercano di aiutare. Gli aiutati e pure quelli che aiutano sanno cosa significa incomprensione, rifiuto, umiliazione, derisione, volgarità, indisciplina, violenza… Da una parte lo sono i dolori che si soffrono per la triste situazione in cui si è trovati, dall'altra lo sono i rischi che si corrono quando si cerca di stare vicino alla gente. Se ne rende conto anche il Santo Padre, ma è fermo nella sua decisione di venire fra tutti per incoraggiare, assistere, spiegare… Affermando che i poveri sono il tesoro della chiesa ed ammonendo i fedeli a fare il loro meglio “perché nessuno sia solo, emarginato, abbandonato”.

Nella comunità di Sant´Egidio, dove ogni hanno ricevono cibo ed aiuto decine di migliaia dei bisognosi, hanno aggiunto un posto per Benedetto XVI. E lui è venuto, non sopravalutando i rischi, ma cercando di incontrare gli emarginati. A chi abbiamo aggiunto un posto durante questo tempo di Natale noi? Dimentichiamo la caduta. Ricordiamo il messaggio.

sobota 12. decembra 2009

Il Papa mi cacciò dalla poltrona


Trascorrevo una serata gradevole nella mia poltrona preferita. Guardando qualche telegiornale, mormoravo sulla cattiveria della gente, scuotevo la testa per la violenza e m’irritavo per la crudeltà di questo mondo. Non mi arrabbiavo troppo. Solo borbottavo di sfuggita. Grazie a Dio, io con queste cose non c´entravo. All’improvviso, uno guastò la confortevole atmosfera che stavo godendo. Era il Papa.

Il pontefice si rivolgeva alla gente che era venuta alla Piazza di Spagna. Alla festa dell’Immacolata, molti si sono uniti nella preghiera davanti alla Madonna. Benedetto benedirò il cestino tradizionale con le rose e cominciò un intervento che all’inizio mi parlava quasi dal cuore. „Ogni giorno“, ha osservato il Papa, „il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula...“ „Esatto,“ ho mormorato a me stesso, „il giornale di stasera era proprio così“. „Nelle città vivono“, ha continuato il Pontefice, „o sopravvivono persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. „Eh già,“ ho pensato nella comodità del mio seggio, „poveretti quelli che finiscono nelle mani dei media – sia le vittime di un incidente, sia le stelline dei show: li spremono fino alla ultima goccia, affinché ci sia qualcosa di ciò la gente può parlare.“

„I mass media“, ha detto il Papa a bruciapelo, “tendono a farci sentire sempre „spettatori“, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti „attori“ e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.“ Mi sono sminuzzato sul piumino: „Certo, ma che c´entro io?“ Il pontefice, però, non mi ha dato nessuna possibilità per rimostrare: „La Madonna ci insegna ad aprirci all'azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati sfruttati… Non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell'amore.” Sono rimasto seduto su quella poltrona ancora qualche minuto. Però, non ascoltavo più la televisione. Le mie gradevoli aspettative natalizie, collegate con telecomando e vassoio pieno di pasticceria, hanno incassato uno schiaffo.

Dove è rimasto l´aiuto alla Caritas, la cena per i senzatetto, costruzione del presepio per i bambini, il concerto parrocchiale, la tombola di beneficenza, la Buona novella per l’Africa, l’invito per il pranzo a qualcuno che è da solo…? Di colpo, tanti pensieri sono cominciati a girare nella mia testa. Involontariamente mi hanno dato una spinta, cacciandomi via dal seggio… E… voi… che dite di quel sofà, sul quale magari leggete questo blog? Sarà il vostro compagno natalizio privilegiato? Eppure lo cambiate per la compagnia della gente che ha bisogno di voi, del vostro aiuto, della vostra vicinanza, della parola buona? Se dai brontoloni passivi almeno una volta ci convertiamo ai cristiani veri, allora avremo l´opportunità di fare un’esperienza migliore di quella dell’appoggio di felpa improntato sulla nostra nuca; non finiremo con una digestione lesionata per colpa della zavorra di notizie e pasticcerie pesanti. Dicono che il Papa abbia criticato i media. A me sembrava un’altra cosa. Mi auguro che il mondo, non solo quel cristiano, trovi il nuovo coraggio di contrastare il male, facendo più bene, secondo l’invito del Benedetto XVI.

piatok 11. decembra 2009

La verità che non fa notizia


Andrea Tornielli aveva ragione. In un’intervista per l’agenzia Zenit, il Cardinale Barragán ha smentito di „aver mai dichiarato che agli omosessuali é preclusa la via che conduce in Cielo.“ Il cardinale ha spiegato che la sua dichiarazione é stata estrapolata dal contesto. Questa smentita, naturalmente, non è apparsa in alcun giornale. Le agenzie stampa, che prima gareggiavano per pubblicare le sue parole controverse, non si sono occupate della rettifica. Non mi ha sorpreso. Uno lo poteva aspettare. Inutile arrabbiarsi. Recentemente, però, mi ha sorpreso un’altra cosa. Mi era scappato un articolo „di precisazione“: quello di Feltri, riguardo al famoso caso Boffo.

Credetemi o no, seguo la stampa ogni giorno. Certo, non leggo tutto, però, cerco di dare occhio a tre o quattro fonti diversi, per assicurarmi di essere informato delle cose importanti. La rettifica di Feltri mi era scappata. All’inizio pensavo che fosse troppo lacunoso il mio sistema. Allora, avvertito da un amico, sono andato a cercare l’articolo sull’internet. Pensate che un cambiamento così importante in un caso così discusso lo dovete trovare subito, se mettete i nomi dei protagonisti principali nel Google? Andate a provarlo. Dovevo cercare almeno un quarto di ora prima che sono arrivato a qualcosa. L’internet ricorda benissimo le accuse di Feltri pronunciate contro di Boffo: noto omosessuale attenzionato dalla polizia, conosciuto come tale da Cardinale Ruini e Tettamanzi… Questo, uno lo trova subito. L´articolo „Boffo, ho avuto modo di vedere“, dove Feltri come se fra parentesi ammette, che dopo aver letto un „fascicolo“, Dino Boffo per lui non risulta più implicato in vicende omosessuali, tantomeno un omosessuale attenzionato, è quasi introvabile. Poi, come accenna Feltri in questo articolo, se Boffo avesse mostrato le carte, sarebbe ancora al Vertice di Avvenire…

Tutto lì. Niente di più. Non manca troppo per sostenere che era la colpa di Boffo: se avesse parlato chiaramente, non sarebbe successo niente. Non credevo i miei occhi. Come mai non ho notato questo cambiamento, anche se camaleontico, nei telegiornali? Come mai non ne ho letto nei press-monitoring? Sapete quanti commenti ha suscitato l’articolo sul sito del Giornale? Nove. Cinque di loro pertanto in favore di Feltri – addirittura con lodi per aver avuto il coraggio di pubblicare la „precisazione“. Incredibile. Nessuna vergogna, nessuna scusa, nessuna lacrima. Quasi un silenzio. Dove è rimasta la follia clamorosa dell'estate? Una persona pubblicamente colpita, una carriera insidiosamente rovinata. Con accuse che si dimostrano false. Naturalmente, questo non importa più. La verità bisogna offuscarla, dirla a voce bassa, ovvero nasconderla. Perché? È molto semplice. Non fa notizia.

piatok 4. decembra 2009

Chi entrerà nel Regno dei Cieli?


Voglio credere che Andrea Tornielli abbia ragione. Il vaticanista del Giornale sostiene che non può credere che il cardinale messicano Javier Lozano Barragán abbia veramente fatto le affermazioni riguardo agli omosessuali, pubblicate l’altro ieri sul sito Pontifex Roma. Secondo Tornielli le frasi attribuite al cardinale sono “con tutta probabilità un’indebita sintesi del suo intervistatore, forse ignaro del fatto che la Chiesa ha sempre distinto tra peccato e peccatore”. In quel caso la colpa sarebbe di Bruno Volpe, giornalista italiano del sito Pontifex. Volpe fece l’intervista con Barragán, l’ex-presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, nella quale il porporato presumibilmente serrò la porta del cielo per i gay: “Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli”. Con una velocità fulminante, questa frase ha scatenato polemiche intorno a tutto il mondo. Padre Federico Lombardi, direttore dell’Ufficio Stampa della Santa Sede, ha cercato di annacquare le fiamme dicendo che Pontifex non sia il sito autorevole per le opinioni della Chiesa, specialmente riguardo alle tematiche così complesse e delicate come l´omosessualità. Per fornire la posizione ufficiale del Vaticano sulla tematica, Lombardi ha additato il paragrafo 2358 del Catechismo.

In questo modo il portavoce ha evitato di criticare direttamente l´alto prelato, il quale per il momento non era raggiungibile per l’eventuale smentita a causa di un minore intervento medico. Inoltre si sa, che Pontifex aveva precedentemente creato un caso simile, contorcendo le parole di un altro porporato messicano: l´anno scorso il cardinale di Guadalajara Juan Sandoval doveva fortemente smentire la citazione attribuita a lui da Pontifex. Secondo il sito, Sandoval aveva detto che l´ex-presidente messicano fosse stato responsabile per l´omicidio del cardinale Juan Posadas. Pontifex, però, non ha mai pubblicato le scuse, né correzioni dell’intervista. Voglio credere, che Andrea Tornielli abbia ragione. Magari Barragán non intendeva di condannare l´omosessualità come condizione, ma voleva solo ribadire che i rapporti sessuali tra le persone dello stesso sesso vanno contro la Bibbia e rompono i comandamenti di Dio. Magari Volpe misinterpretò le sue parole, tagliandole fuori contesto.

Purtroppo, c´è un altro problema, non di meno serio. La seconda parte delle affermazioni del cardinale contiene questa frase: “Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi d’educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell'adolescenza…” Nei suoi testi ufficiali, la Chiesa non entra, ovvero entra molto cautamente in questa polemica. Nessuno è finora stato in grado di fornire un´evidenza irrefutabile per quanto riguarda l´origine della condizione omosessuale. In conseguenza, la Chiesa lascia questa domanda per gli scienziati, affermando che la risoluzione non è fra le sue competenze. Possiamo credere che Bruno Volpe sia così irresponsabile che stravolge una dopo l’altra tutte le frasi di Barragán riguardo all’omosessualità? Voglio credere che Andrea Tornelli abbia ragione. Certamente, però, non vorrei essere nella pelle di padre Federico Lombardi…

štvrtok 3. decembra 2009

H.R. 3962 amended by Stupak


Public option. Una delle promesse elettorali d’Obama si sta avvicinando al suo compimento. Il Congresso statunitense ha ormai concesso la sua affermativa; adesso si discute nel Senato. I cittadini avranno una scelta più ampia riguardo alle aziende che forniscono l´assicurazione sanitaria: lo stato costituirà un’alternativa nazionale per rompere i monopoli locali che da tempi offrivano assicurazioni costose, difficilmente accessibili per il ceto coi redditi bassi. Secondo Fred Krugman, laureato della Nobel in economia, finora le aziende di successo su questo campo erano quelle che rifiutavano di dare aiuto a coloro che lo necessitavano di più. Molti soldi sparivano nei profitti, nei costi amministrativi troppo alti, nelle ricompense dei manager. La “public option”, voluta dalla maggioranza assoluta della gente ma anche dai medici, dovrebbe cambiare questo clima. Curiosamente, il dibattito intorno alla problematica ha pure cambiato un altro clima: quello d’opinione pubblica sull'aborto.

La discussione riguardo alla public option ha fatto risorgere il dibattito pro life, da qualche tempo sepolto sotto altre discussioni – tipo diritti e matrimoni gay. Bart Stupak, deputato del partito Democratico nel Congresso, è riuscito a far approvare un´ammendamento che dovrebbe restringere l´uso dei dollari federali per i finanziamenti degli aborti. Stupak segue la linea definita da ammendamento Hyde, approvato per vietare l´uso del denaro federale per gli aborti, restringendo così l´impatto del verdetto Roe vs. Wade, il quale nel 1973 aveva legalizzato l´interruzione di gravidanza negli Stati Uniti. L´ammendamento Stupak assicura che i fondi federali non saranno usati per gli aborti né daranno supporto ai progetti assicurativi che finanziano gli aborti, salvo i casi dello stupro, incesto o rischio mortale per la madre. Dai sondaggi dell'opinione pubblica è venuto fuori che la maggior parte degli americani è d´accordo con Stupak.

L´indagini del Washington Post, ABC News e CNN eseguite nello scorso novembre hanno parimenti mostrato che intorno a 60 per cento della popolazione degli Stati Uniti è contro i finanziamenti federali dell’aborto. Per la prima volta la gente pensa che le donne che vogliono abortire lo devono pagare dalla propria tasca. L´iniziativa pro vita sembra di aver ottenuto un chiaro successo. La Manhattan Declaration, manifesto ecumenico firmato da cattolici, ortodossi ed evangelici degli Stati Uniti in difesa della vita, matrimonio e libertà religiosa, ha recentemente raggiunto quasi 250 000 adesioni. Questi fatti mostrano che pure il presidente Obama, nonostante la sua conosciuta preoccupazione per i “diritti delle donne” dovrà riconsiderare alcuni aspetti della sua politica. Non è che i cattolici possono celebrare la vittoria. L´esito del dibattito in Senato è ancora molto incerto. In ogni caso, la prognosi di coloro che criticavano la forte leadership dei vescovi cattolici contro l´aborto come un´azione insensata, con possibile effetto contrario, era evidentemente sbagliata. H.R. 3962 in un ampio contesto dimostra che il rispetto per la vita umana diventa più condiviso nel modo di pensare degli americani.

streda 25. novembra 2009

Quando i medici uccidono


SME, un giornale d´opinione del mio paese, ha recentemente pubblicato l´articolo di professor Peter Singer, che insegna la bioetica alla Princeton university. L´articolo intitolato „Quando i medici uccidono“ critica fortemente alcune dottrine della Chiesa cattolica, affermando che sono più pericolose dell’eutanasia. L´argomentazione di Singer, però, si basa su presupposti sbagliati.

Singer cerca di mostrare, che l´argomento del versante scivoloso, usato spesso dai cattolici contro l´eutanasia volontaria, vale più contro la dottrina cattolica che contro l´eutanasia. Nel contesto dell'eutanasia, l´espressione versante scivoloso vuol dire, che approvazione dell'eutanasia volontaria potrebbe pervertirsi nelle uccisioni incontrollate dei pazienti. Singer, però, argomenta che queste preoccupazioni sono infondate: secondo lui uno dovrebbe essere più preoccupato per le conseguenze della dottrina cattolica, che portano ad un versante molto più pericoloso.

Singer documenta quest’affermazione sull'enunciato del papa Pio XII, il quale nell'anno 1957, rispondendo alla domanda d’alcuni medici, aveva abbonito l´uso dei narcotici che attenuano il dolore e la consapevolezza dei malati, ma allo stesso tempo accorciano la loro vita. Suo atteggiamento era confermato dalla Congregazione per la dottrina della fede nella Dichiarazione sull'eutanasia pubblicata nel 1980. Singer dice, che né Pio XII, né la congregazione accentuano abbastanza l´importanza del consenso volontario ed informato da parte degli ammalati prima dell'accorciamento della loro vita. I medici poi nel senso di questa dottrina possono facilmente abituarsi all'usanza dei mezzi palliativi senza chiedere il parere dei pazienti: questa abitudine può in una situazione d´emergenza pervertirsi nell'uccisione degli ammalati senza il loro consenso. La dottrina cattolica in questo senso come se pavimentasse la strada per le uccisioni intenzionali, pertanto contro la volontà dei pazienti.

Sull'esempio di un´ospedale statunitense colpito nell'agosto 2005 dall’uragano Catrina, Singer accenna come la dottrina cattolica può portare i medici allo slittamento: a New Orleans, Ewing Cook, uno dei medici dell'ospedale alluvionato “senza premeditazione” ordinò l´amministrazione di una quantità elevata di narcotici ai pazienti, i quali secondo il suo parere sotto le circostanze non erano in grado di sopravvivere l´evacuazione. Alcuni ammalati, che esplicitamente non volevano morire, hanno così perso la vita. Singer accenna, che uno slittamento simile può capitare al medico, che si dirige con la dottrina cattolica: abituato a non chiedere l´approvazione dell'ammalato prima di accorciare la sua vita con l´uso delle sostanze palliative, in una situazione di stress e dell'emergenza, il medico amministra una dose elevata dei narcotici ed uccide il paziente.

L´argomentazione di Singer, però, si fonda sui presupposti sbagliati. Sia il Papa Pio XII, sia la Congregazione per la dottrina della fede esigono l´approvazione dell'ammalato prima dell'amministrazione dei narcotici. Pio XII, nella sua risposta di 24. febbraio 1957, dice che i narcotici possono essere amministrati solo se non esiste nessun altro mezzo e se nelle circostanze i narcotici non impediscono all'ammalato l´adempimento dei suoi obblighi religiosi e morali. Poi continua dicendo che se il paziente rifiuta di adempire questi suoi obblighi, ma insiste sulla narcotizzazione lo stesso, il medico può procedere. Più avanti il Papa sottolinea, che naturalmente sarebbe “inaccettabile narcotizzare un paziente contro la sua volontà”. Il paziente allora non solo deve acconsentire l´amministrazione dei narcotici: il medico cristiano gli deve ricordare i suoi obblighi religiosi e morali.

Per quanto riguarda la Congregazione per la dottrina della fede, questa, nella Dichiarazione sull'eutanasia, ripete e chiarifica la risposta di Pio XII, accentuando pure, che l’eventuale morte del paziente in questi casi non è per niente desiderata né voluta – anche se con questo rischio bisogna contare e rendersene conto. L´inevitabile esigenza del consenso di paziente è sottolineata nelle affermazioni della stessa congregazione anche più avanti, quando parla dell'uso di mezzi e delle tecniche nella fase di sviluppo, la cui applicazione contiene rischi più elevati. L´approvazione del malato è necessario anche per l´interruzione della cura, se la sua applicazione sembra di non avere alcun effetto positivo. Sempre bisogna “tenere conto della volontà del paziente e della sua famiglia.”

In questo senso, l´affermazione di Singer, che i pensatori cattolici dovrebbero analizzare le conseguenze della propria dottrina, risulta infondata, anzi, ridicola. Singer farebbe meglio se studiasse prima la dottrina cattolica. Sua ignoranza, frasi tagliate dal contesto e presentazione delle menzogne come argomenti principali, di nuovo contraddicono e danneggiano la fama dei professori di Princeton.

nedeľa 15. novembra 2009

A chi piace seminare il vento?


L’arcidiocesi della capitale Usa ha ricattato il consiglio comunale: se riconoscerà il valore legale delle nozze tra gay, la Chiesa interromperà i servizi in favore di migliaia di poveri che aiuta ogni giorno. Leggendo questa breve notizia, mi sono stupito. Come mai una diocesi usa i metodi dei gangster? Chi è che non si rende conto, che questo è un modo di fare assolutamente sbagliato?!

Non è chiaro che, se si minaccia, si perde (giustamente) tutto il credito morale difficilmente acquistato?! E se si minaccia che si toglieranno i servizi in favore dei poveri, a chi si minaccia in primo posto? Non sarebbe meglio lasciare il consiglio comunale a riconoscere il valore legale delle nozze gay, facendo chiaramente sapere, che la Chiesa non è d´accordo, e basta? La Chiesa, poi, é tenuta a litigare e ricattare i comuni oppure ad assistere i deboli?

Volevo verificare la notizia quanto prima; a casa mi sono subito messo al computer. The Washington Post ha confermato la mia preoccupazione: “Catholic Church gives D.C. ultimatum” – ho letto nel titolo dell’articolo. Mary Cheh, membro del concilio comunale di Washington, ha posto domande, che assomigliavano a quelle, che mi ponevo io: “Davvero vogliono ferire le persone, solo perché non sono d´accordo … su questa tematica?” Poi ha concluso: “Spero, che con le luci del giorno, quando questo passa … non continueranno a seguire questa minaccia.” A me, come probabilmente a tanti altri lettori, questo sembrava una giusta condanna dell’atteggiamento miope della Chiesa di Washington.

Con le luci del giorno, però, si è reso noto, che una minaccia non c´era mai stata. In un´intervista con Patrick J. Deneen, professore della Georgetown university, pubblicata alcune ore più tardi, è uscito fuori, che le cose erano interpretate male. In realtà, non era la Chiesa, che intendeva a smettere con i servizi sociali. Era il concilio comunale, che stava per approvare una legge, secondo la quale la Chiesa diventerebbe inadatta per rendere i servizi sociali per i poveri nella collaborazione con il comune.

Il governo del Distretto di Columbia smette a contrattare la Chiesa, se questa non si adatta alla sua definizione del matrimonio (la quale, però, non è conforme alle tradizioni della fede cattolica). “La città dice, che quelli, che vogliono esercitare servizi sociali, devono essere secolari. Per noi, questo è problema” ha detto la portavoce dell’arcidiocesi di Washington. Allora la Chiesa vorrebbe continuare con il servizio, ma non potrà più farlo per il comune.

Leggendo avanti, sono venuto a sapere, che la nuova legislazione costringe la Chiesa a smettere di partecipare alle adozioni: siccome non condivide l´opinione, che i gay sanno crescere i bambini parimenti alle coppie marito-moglie, sta discriminando. Allora fuori. Sembra che parecchi mezzi finanziari della Chiesa dovranno essere utilizzati per difendere la propria identità davanti ai tribunali, anziché per i poveri. Perché? Se i fedeli oppure le comunità ecclesiali decideranno di non rendere gli stessi servizi e possibilità ai gay, che agli eterosessuali, dovranno fronteggiare accuse davanti alle corti.

Per darne qualche esempio: se siete una società fotografica e negate ai gay il vostro servizio per le nozze, state discriminando. Vi possono denunciare. Se siete una comunità ecclesiale, che noleggia un palazzo per gli eventi culturali, ma non lasciate entrare un’esposizione gay, state discriminando. Di nuovo, puó seguire una denuncia. Unica eccezione: potete rifiutare a concedere il vostro edificio per la celebrazione del matrimonio gay. Nient’altro.

In ogni caso, non è vero, che la Chiesa stava minacciando a qualcuno… É successo proprio l´opposto: senza un’eccezione legale più ampia, che consentirà alla Chiesa a rimanere fedele alla propria definizione del matrimonio, la Chiesa non sarà più adeguata di essere contrattata dalla città ed autorizzata a rendere i servizi sociali. Questo era il vero senso della notizia. Nessuna minaccia. Solo la constatazione dei cambiamenti, che se ne fregano dell’identità di un collaboratore al campo sociale.

Ho dovuto investire tre ore di tempo per arrivare alla verità nascosta dietro le calunnie. Chi altro è andato a farlo? Probabilmente nessuno: il tempo dei lettori è limitato. Ma pressappoco ciascuno è rimasto con l´immagine di una Chiesa ipocrita, che usa le pratiche mafiose. Chi era interessato ad imprimere questa impressione? A qualcuno piace seminare i venti…